Perché il regime forfettario è più conveniente del regime ordinario semplificato

Se hai una partita IVA o stai pensando di aprirne una, una delle scelte più importanti riguarda il regime fiscale da adottare. Oggi parliamo delle differenze tra regime forfettario e regime ordinario semplificato, per capire quale conviene davvero al tuo portafoglio.

Il regime forfettario è un sistema agevolato pensato per chi fattura poco e vuole pagare meno tasse. Il regime ordinario semplificato, invece, segue le regole comuni dell’IRPEF e prevede calcoli più complessi. Vediamo insieme cosa cambia davvero.

Come si calcola il reddito imponibile

Nel regime forfettario, il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività ai tuoi incassi. Questo coefficiente varia dal 40% all’86%, a seconda del codice ATECO della tua attività. In pratica, una parte delle tue entrate viene considerata automaticamente come spesa.

Nel regime ordinario semplificato, invece, devi sottrarre dai ricavi tutte le spese effettivamente sostenute per la tua attività: fornitori, affitti, utenze, e così via. Serve quindi una gestione più precisa e documentata di ogni costo.

Le tasse da pagare: forfettario batte ordinario

Qui la differenza è importante. Con il regime forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti determinati requisiti. Questa tassa sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP.

Nel regime ordinario semplificato, invece, si applicano le aliquote IRPEF progressive: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.001 e 50.000 euro, e 43% oltre i 50.000 euro. A queste si aggiungono le addizionali regionali e comunali. Il risultato? Un carico fiscale molto più pesante.

Facciamo un esempio pratico. Con un reddito imponibile di 60.000 euro, nel forfettario pagheresti 9.000 euro di tasse. Nel regime ordinario semplificato, invece, l’importo salirebbe a 18.440 euro. Quasi il doppio.

L’IVA: semplice o complicata?

Nel regime forfettario non applichi l’IVA sulle fatture. Questo significa meno burocrazia: niente liquidazioni trimestrali o mensili, niente dichiarazioni IVA. Devi solo inserire una marca da bollo da 2 euro sulle fatture che superano 77,47 euro.

Nel regime ordinario semplificato, invece, devi gestire l’IVA normalmente: la addebiti al cliente e poi la versi allo Stato ogni mese o ogni trimestre. Questo comporta più adempimenti e maggiore complessità nella gestione quotidiana.

Spese personali: solo nel regime ordinario

Un aspetto da considerare riguarda le detrazioni. Nel regime forfettario non puoi portare in detrazione spese personali come quelle mediche, universitarie, mutui o ristrutturazioni edilizie. Questo vale solo se non hai altri redditi soggetti a IRPEF, come uno stipendio da dipendente o una pensione.

Nel regime ordinario semplificato, invece, puoi detrarre tutte queste spese dalla tua dichiarazione dei redditi. Se hai molte spese detraibili, questo potrebbe ridurre il divario tra i due regimi.

Quando conviene passare al forfettario

Se sei nel regime ordinario semplificato ma rispetti i requisiti per il forfettario, puoi passare dall’anno successivo. I vantaggi sono evidenti: meno tasse, meno burocrazia, gestione semplificata. Dovrai solo rinunciare alla possibilità di scaricare le spese effettive e le detrazioni personali.

Il passaggio è automatico: basta che tu rispetti i requisiti previsti a fine anno. Non serve alcuna comunicazione particolare, solo iniziare a emettere fatture senza IVA e con le diciture obbligatorie del regime forfettario.

In sintesi, per la maggior parte delle partite IVA individuali, il regime forfettario rappresenta la soluzione più vantaggiosa. Meno tasse, meno complicazioni, più tempo per concentrarti sul tuo lavoro.

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