Può capitare a chiunque di trovarsi in difficoltà nel rispettare le scadenze fiscali. Se hai una partita IVA in regime forfettario e hai saltato una rata o pagato in ritardo, è importante sapere come comportarsi per evitare conseguenze più gravi.
La differenza tra imposte e contributi
Quando si parla di pagamenti in ritardo, bisogna distinguere tra due categorie: le imposte sostitutive e i contributi previdenziali. Questa distinzione è fondamentale perché le modalità di regolarizzazione sono diverse.
Per i contributi previdenziali, non è possibile regolarizzare autonomamente il ritardo. Sarà l’INPS a intervenire nell’anno successivo, inviando una richiesta di pagamento con l’importo dovuto comprensivo di sanzioni. Se non si provvede al pagamento entro i termini indicati, la situazione viene trasmessa all’agente della riscossione per il recupero forzoso. Per questo motivo, in caso di difficoltà economiche, è sempre consigliabile dare priorità al pagamento dei contributi.
Il ravvedimento operoso per le imposte
Per quanto riguarda l’imposta sostitutiva, invece, esiste la possibilità di regolarizzare autonomamente la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso. Si tratta di uno strumento che permette di sanare il ritardo pagando una sanzione ridotta, evitando accertamenti più onerosi da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Le sanzioni variano in base ai giorni di ritardo. Se il pagamento avviene entro 14 giorni dalla scadenza, si applica il ravvedimento sprint: la sanzione è dello 0,1% per ogni giorno di ritardo, fino a un massimo dell’1,4%. A questa si aggiunge l’interesse legale del 2,5% annuo.
Se il ritardo è compreso tra 15 e 30 giorni, si applica il ravvedimento breve con una sanzione dell’1,5% più gli interessi. Per ritardi tra 31 e 90 giorni, la sanzione sale all’1,67%. Superati i 90 giorni ma entro un anno, oppure entro la scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno in cui è avvenuta la violazione, la sanzione è del 3,75%.
Come calcolare l’importo da versare
Il calcolo dell’importo totale da versare comprende tre componenti: l’imposta originariamente dovuta, la sanzione calcolata in percentuale su tale importo, e gli interessi legali calcolati in base ai giorni di ritardo.
Facciamo un esempio pratico: se dovevi pagare 1.000 euro e sei in ritardo di 20 giorni, applicherai il ravvedimento breve. La sanzione sarà di 15 euro (1,5% di 1.000), mentre gli interessi ammontano a circa 1,37 euro. L’importo totale da versare sarà quindi di 1.016,37 euro.
Quando il ravvedimento non è più possibile
Se non si interviene con il ravvedimento operoso, l’Agenzia delle Entrate invierà un avviso di pagamento con importi maggiorati. In assenza di risposta, seguirà la cartella esattoriale. Per questo è sempre preferibile agire tempestivamente, approfittando delle sanzioni ridotte del ravvedimento.
Ricorda che anche se hai chiuso la partita IVA durante l’anno, rimane l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi nell’anno successivo. L’omissione della dichiarazione comporta sanzioni che vanno da 250 a 1.000 euro, anche in assenza di imposte dovute.